24 ottobre 2025

In questo blog sono riportate le lezioni del corso di Giapponese 1° livello del Dipartimento di lingue e letterature straniere della Università Popolare di Torino 2025.

Materiale

Grammatica giapponese di Matilde Mastrangelo , Naoko Ozawa , Mariko Saito , F. Masini della Hoepli.

Docente: Massimo Soumarè

Storia della lingua giapponese

Il proto-giapponese è la ricostruzione linguistica dell’antenato comune di tutte le varietà del giapponese moderno. È la forma preistorica del giapponese, non attestata direttamente da testi scritti ma ricostruita attraverso lo studio comparativo delle lingue giapponiche antiche e moderne. Il proto-giapponese sarebbe stato parlato tra il I millennio a.C. e i primi secoli d.C., prima della comparsa dei testi in giapponese antico. Per giapponese antico si intende la fase più antica documentata della lingua giapponese, parlata e scritta fino all’VIII secolo circa. Una di queste prime opere è il Man’yōshū dell’VIII secolo. Usava caratteri cinesi (kanji) non per il loro significato, ma solo per rappresentare suoni della lingua giapponese. Questo antico sistema di scrittura giapponese si chiama man’yōgana, un precursore di hiragana e katakana, i due sillabari che il giapponese usa ancora oggi.

 

Attualmente abbiamo due termini per lingua giapponese:

Nihongo: “Lingua giapponese” in generale

È il termine più ampio, che comprende tutte le varietà del giapponese:

1.      il giapponese standard,

2.      i dialetti regionali (come quello di Osaka, Kyoto, Hokkaidō, Okinawa, ecc.),

3.      le forme antiche e letterarie.

Hyōjungo: “Lingua standard” o “giapponese standardizzato.”

È la variante ufficiale e normata del giapponese.

 

Invece Giappone si dice Nihon (Parlato comune, quotidiano) e Nippon (Ufficiale, sportivo, patriottico, Solenne, formale).

 

 

 

 

Nihongo

日本語

Lingua giapponese

Hyōjungo

標準語

Giapponese standard

Nihon

Nippon

日本

日本

Giappone

Giappone (pronuncia più formale)

ni, nichi

Sole, giorno

hon, pon

Origine, radice

 

日本 à il paese del Sol Levante à Giappone

 

I kanji possono avere più letture

Quando il Giappone adottò i kanji dal cinese, importò anche la pronuncia cinese di quei caratteri, ma aveva già parole giapponesi proprie per gli stessi concetti. Così, i kanji finirono per avere due tipi di letture. Questi due tipi di lettura sono:

Tipo di lettura

Nome giapponese

Origine

Uso tipico

On’yomi (音読み)

lettura sonora

derivata dal cinese

usata in parole composte (più kanji insieme)

Kun’yomi (訓読み)

lettura interpretativa

giapponese nativa

usata quando il kanji appare da solo o con hiragan

 

Vantaggi e svantaggi per gli italiani

La pronuncia delle parole giapponesi è facile per un italiano mentre i giapponesi non hanno il suono “L” e il suono “V”. Per un giapponese caVaLLo oppure caBaRRo suonano uguali.

Caratteristiche grammaticali del giapponese

In giapponese non ci sono gli articoli.

In giapponese non ci sono i pronomi relativi.

I verbi hanno solo 4 tempi.

Non c’è genere.

Non c’è numero.

Neko

ねこ /

gatto

Sensei

せんせい / 先生

Maestro

Desu

です

copula o verbo di cortesia che equivale a “essere / è / sono

 

Una copula è un legame che collega il soggetto di una frase al suo complemento. Desu è una copula nel senso che non si usa come “essere”, ad esempio per dire “esistere” o “trovarsi” ma ma serve solo a unire il soggetto con un nome o un aggettivo, e a rendere la frase cortese.

 

Caratteri giapponesi

I caratteri giapponesi si chiamano Kanji e sono un numero altissimo (oltre 50.000) ma esiste una lista ufficiale di 2136 kanji, che sono considerati obbligatori da sapere.

Jōyō Kanji

常用漢字

kanji d’uso comune

 

Nelle scuole giapponesi gli studenti imparano tutti questi caratteri d’obbligo in 12 anni di scuola. Inoltre ci sono altri kanji oltre a quelli dell’obbligo da sapere. Per poter leggere un quotidiano senza problemi i kanji sono almeno 3000.

 

I 3 alfabeti giapponesi

In giapponese non si usano solo i kanji, ma tre sistemi di scrittura che convivono:

Kanji (漢字)

Hiragana (ひらがな)

Katakana (カタカナ)

 

I Kanji sono ideogrammi che rappresentano significati e suoni.

Hiragana è un sillabario fonetico (alfabeto sillabico): ogni simbolo rappresenta una sillaba, non un concetto.

 

Katakana è anche esso un sillabario fonetico che si usa per

·         parole straniere (es. computer, pizza, Italia)

·         nomi di animali e piante scientifici

·         onomatopee e suoni

·         enfasi (un po’ come il corsivo o maiuscolo in italiano)

Sistema

Tipo

Usi principali

Kanji (漢字)

ideogrammi

 

concetti e radici di parole

Hiragana (ひらがな)

sillabario morbido

 

grammatica, desinenze

Katakana (カタカナ)

sillabario spigoloso

 

parole straniere, onomatopee

 

I Katakana sono stati introdotti per leggere i sutra in sanscrito , poi si l’uso si è esteso.

 

I kanji hanno un valore:

1.      ideografico

2.      semantico

3.      fonetico

per questa ragione non è correttissimo riferirci ai kanji come ideogrammi perché non sono solo questo.

Figura 1Trasformazione dell’ideogramma sole nel tempo

Quindi alla fine perde parecchio del suo valore ideografico. Ha inoltre un valore semantico, il “sole” o la “luce” e infine ha un valore fonetico: ni, nici.

Nel cinese per scrivere una parola straniera si devono trovare dei caratteri che suonino come la parola originaria. Invece in giapponese si usa un alfabetico fonetico, katakana, non gli ideogrammi.

 

Furigana (ふりがな)

Sono piccoli caratteri kana (hiragana o, più raramente, katakana) scritti sopra o accanto ai kanji per indicarne la pronuncia. Si usano quando il kanji è raro o difficile, il testo è rivolto a bambini o studenti di giapponese oppure si vuole mostrare una lettura non standard (ad esempio nei manga o in poesia).

 

Perché non eliminiamo i kanji

Il giapponese utilizza molte parole di derivazione straniera.

miruku

ミルク

latte

 

gyūnyū

牛乳

latte

Da l’inglese milk

kisu

キス

bacio

 

seppun

接吻

bacio

Da l’inglese kiss

 

I giapponesi non hanno le consonanti singole, ad esempio in kisu la u si sente. Qualsiasi consonante è sempre pronunciata con una vocale. Quindi non c’è la K da sola ma potremo avere KA, KI, KU, KE, e KO. Gli unici suoni che stanno da soli sono A, I , U , E , O e N. Ad esempio per la parola C A R L A, i giapponesi non possono fare il suono RL perché sono due consonanti da sole. Quindi CARLA diventa CARUBA.

 

 

Questo problema delle consonanti e delle vocali porta il giapponese ad avere poche sillabe possibili (circa 100). La conseguenza è un sacco di omofoni. Ad esempio

pronuncia

kanji

hiragana

katakana

traduzione

Ama

海女

あま

アマ

Pescatrice subacquea

Ama

あま

アマ

Monaca buddista

Hana

はな

ハナ

Fiore

Hana

はな

ハナ

Naso

Senza usare i kanji non sarebbe possibile capire dalla parola scritta che cosa si intende.

 

Posposizioni

Watashi wa sensei desu : io sono un maestro.

Wa è una posposizione. In giapponese non ci sono gli articoli, quindi ci sono queste particelle che seguono il nome che indicano alcune cose. In questo caso wa indica che la parola che la precede (watashi, io) è il soggetto della frase. Quindi Anata wa sensei desu : tu sei un maestro.

pronuncia

kanji

hiragana

katakana

traduzione

watashi

わたし

ワタシ

Io

anata

貴方

あなた

アナタ

Tu

Watashitachi

私たち

わたしたち

ワタシタチ

Noi

Anatatachi

あなたたち

あなたたち

アナタタチ

Voi

Wa

-

serve per indicare il tema o l’argomento della frase.

 

Watashitachi wa sensei desu: Noi siamo dei maestri.

Anatatachi wa sensei desu : Voi siete dei maestri.

 

Particella San

pronuncia

kanji

hiragana

katakana

traduzione

San

-

さん

サン

Signore/Signora

 

San è una particella onorifica (e per questo non ha un kanji) e si mette dopo il nome a significare Signore o Signora:

Sato san (o anche sato-san) : Il signor Sato/La signora Sato.

Questa ambiguità è tipica della lingua giapponese e del loro comportamento. In giappone affermare significa prendersi una responsabilità e quindi tendono ad evitarlo. Come anche dire di no in maniera diretta.

 

Keigo - il sistema degli onorifici

Significa letteralmente “linguaggio del rispetto”. È il sistema di forme linguistiche cortesi e onorifiche che i giapponesi usano per mostrare rispetto o umiltà, a seconda della relazione tra chi parla e chi ascolta. Quindi il keigo serve a segnalare il livello sociale, la distanza o il rispetto tra due persone. Ci sono tre tipi principali di keigo:

kanji

nome

Funzione

A chi mostra rispetto

尊敬語

sonkeigo

Eleva l’interlocutore o il soggetto di cui si parla

Alla persona di rango superiore

 

謙譲語

kenjōgo

Abbassa se stessi per rispetto verso l’altro

All’interlocutore

丁寧語

teineigo

Modo di parlare educato e formale

Generale, usato in situazioni formali

 

Ad esempio la parola gusoku (「具足」) serve per parlare del proprio figlio e letteralmente significa “stupido figlio”.

 

Per Desu:

Sensei desu

formale (teneigo)

Sensei da

forma piana

 

Attenzione ad usare una forma piana verso uno sconosciuto, si potrebbe offendere l’interlocutore. Per andare sul sicuro è meglio usare il teineigo.

Nella forma piana però il vantaggio è che le forme sono più corte:

tabeta

forma piana

 

tabemashita

formale

entrambe significano “ho mangiato”

 

Io

Giapponese

Lettura

Uso

Usata da

(わたくし)

watakushi

Forma estremamente formale e umile (usata in discorsi ufficiali, lavoro, ecc.).

Tutti

watashi

Forma neutra e cortese; usata soprattutto in contesti formali.

Tutti

boku

tono gentile e informale.

Uomini

ore

Molto informale e maschile; usata tra amici o in situazioni rilassate. Da giovani.

Uomini

()あたし

atashi

Variante femminile informale di “watashi”.

Donne

 

Le donne (molto giovani) usano anche il proprio nome come “io”: Keito dice : viene anche Keito. Gli uomini lo fanno più raramente con il proprio cognome.

 

Esistono inoltre molti altri modi di dire io in giappone, usati da categorie diverse di persone, anziani ecc..

 

 

Tu

Giapponese

Lettura

Uso

Usata da

あなた

anata

Forma neutra / cortese, usata tra sconosciuti o coppie sposate (come “cara/o”). E’ il “lei” italiano.

Tutti

kimi

Informale, usata da uomini verso persone più giovani o intime.

E’ il corrispettivo di boku.

Uomini

お前

omae

Molto informale, maschile; usata tra amici stretti o in modo rude.

Tutti

貴様

kisama

Originariamente rispettoso, oggi molto offensivo (“tu, bastardo!”).

Tutti

 

Si

Giapponese

Lettura

Uso

あなた

hai

formale

ええ

ee

Meno formale

ああ

aa

Meno formale

うん

un

Molto informale, usato tra amici o familiari

 

No

Giapponese

Lettura

Uso

いいえ

iie

forma standard e cortese.

「いえ」

ie

Altro modo di dire no.

いや

iya

Informale, a volte brusco; può significare “no” oppure “bleh / non mi va”.

ううん

uun

Molto informale, tipo “mh-mh” o “nope” in inglese.

 

Chotto (ちょっと)

In giapponese chotto significa letteralmente “un po’” o “un attimo”, ma ha tantissimi usi pratici a seconda del contesto. È una delle parole più versatili e comuni della lingua giapponese.

 

chotto matte kudasai : per favore aspetti un attimo

待って (matte) = forma -te del verbo 待つ (matsu) → “aspettare”

ください (kudasai) = “per favore”

 

Chotto può anche significare: aspetta che ci penso ma in realtà sto dicendo: no!

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